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Storia

 

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                                            Romania - Cenni Storici

       
Il nazionalismo romeno nasce nel XVIII secolo, dopo la conquista del Principato di Transilvania da parte dell’Impero Asburgico (1687). Le élites romene della regione (Şcoala Ardeleană), entrate in contatto con la Chiesa di Roma, riscoprirono l’origine latina del loro idioma che risaliva all’antica commistione tra le truppe romane e le popolazioni locali, appartenenti alla famiglia indo-europea dei Traci, dopo la conquista della Dacia da parte dell’Imperatore Traiano nel 107 d.C.. Aspirazioni di indipendenza furono manifestate nel corso dei secoli XV-XVII dai Prìncipi Vlad l’Impalatore (1456-1467), noto in Occidente come Dracula, e da Michele il Coraggioso, che intorno al 1600 riunificò per brevissimo tempo i tre Principati di Moldavia, Valacchia e Transilvania. La storica occasione di unificare i Principati di Moldavia e Valacchia fu offerta dal declino dell’Impero Ottomano e la Guerra di Crimea (1853-1856) e tale unione venne sancita dal Congresso di Parigi del 1856.
       La vittoriosa guerra contro l’Impero ottomano (1877-78), combattuta a fianco della Russia durante il regno di Carlo di Hohenzollern-Sigmaringen, consentì alla Romania di conquistare lo sbocco sul Mar Nero (Dobrogia), formalmente riconosciuto al Congresso di Berlino del 1878, dovendo tuttavia cedere alla Russia la Bassarabia (oggi parte della Moldova).
      Allo scoppio della I guerra mondiale, Bucarest, che era associata alla Triplice Alleanza, rimase neutrale, per poi passare nel campo nell’Intesa (luglio 1916), dichiarando guerra all’Austria-Ungheria. Dopo le alterne vicende del conflitto, il Trattato di pace firmato a Parigi nell’ottobre 1920 sancì la nascita della Grande Romania (“Romania Mare”). Il nuovo stato inglobava la Transilvania, la Bassarabia e la Bucovina settentrionale, avendo una popolazione più che raddoppiata, in cui erano presenti varie minoranze etniche (magiare, tedesche ed ucraine in particolare). Dopo una lunga e turbolenta crisi interna, nel 1938 Carlo II impose un regime dittatoriale, promulgando una nuova costituzione di ispirazione totalitaria.
      Le vicende della II guerra mondiale portarono la Romania ad un significativo ridimensionamento territoriale. Il 23 agosto 1944, mentre le truppe sovietiche marciavano sul territorio romeno, il Re Michele rovesciò il governo del maresciallo Antonescu (instaurato nel novembre 1940) e il 12 settembre firmò l’armistizio. La Romania, ormai gravitante nell’orbita sovietica, subì la graduale instaurazione di un regime comunista. Il 30 dicembre 1947 il Re fu costretto ad abdicare e il giorno stesso fu proclamata la Repubblica Popolare. Con il Trattato di Pace (10.2.1947), il Paese riottenne definitivamente la Transilvania settentrionale, ma fu costretto a riconoscere la cessione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale all’Unione Sovietica e della Dobrugia meridionale alla Bulgaria.
     Durante la leadership di Gheorghiu-Dej, segnata da persecuzioni di stampo staliniano, l’esercito romeno intervenne nel 1956 in Ungheria a fianco dell’URSS e nel 1958 le truppe sovietiche abbandonarono definitivamente il territorio romeno. A Gheorghiu - Dej successe, nel 1967, Nicolae Ceauşescu. Pur restando nell’orbita sovietica, la Romania rafforzò i suoi rapporti con l’Occidente, uscendo dal Patto di Varsavia (1968), entrando nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale (1972), e firmò, nel 1976, un accordo con la Comunità Economica Europea.
Ma dopo il grave terremoto del 1977 e l’involuzione del regime verso modelli ispirati alla Rivoluzione culturale cinese ed alla Corea del Nord, iniziò un lungo periodo di repressione nei confronti di una popolazione sempre più insofferente all’autarchia imposta da un Governo tirannico, sul quale l’Unione Sovietica faceva pesare la dipendenza energetica e di cui l’Occidente temeva il riavvicinamento a Mosca.
     Con l’avvento di Gorbaciov, Ceauşescu perse definitivamente l’appoggio sovietico e la popolazione - che versava ormai da un decennio in condizioni di povertà impensabili per il resto del continente - si sollevò spontaneamente il 22 dicembre 1989, dopo i moti di Timişoara. Ceauşescu venne sbrigativamente condannato a morte da un improvvisato Tribunale rivoluzionario il 25 dicembre del 1989. Dopo la caduta del regime comunista i nuovi leader politici romeni, raggruppati nel Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), invertirono rapidamente alcune tra le più impopolari politiche del dittatore. Tuttavia, quando nel 1991 il primo ministro Roman tentò di introdurre riforme di mercato di più ampia portata, dovette rinunciare a tale progetto in seguito alla protesta dei minatori che devastarono i principali edifici pubblici di Bucarest e malmenarono gli studenti universitari anti-comunisti.
     Nel 1992 si tennero nuove elezioni politiche vinte dal Fronte democratico di salvezza nazionale (FDSN) - successivamente ridenominato Partito della Democrazia Sociale di Romania (PSDR) - e nelle elezioni presidenziali del 1992 Ion Iliescu fu rieletto Presidente. Solo dopo lo smembramento dell’Unione Sovietica (con cui la Romania fino a quel momento confinava) la Romania poté iniziare a recuperare il ritardo accumulato rispetto ai Paesi dell’Europa Centrale. Le elezioni del 1996 sancirono la vittoria della Convenzione Democratica (CDR) e del Presidente Constantinescu che si dimostrarono incapaci di completare le riforme economiche avviate. Le successive elezioni del 26 novembre 2000 vennero vinte da quello che sarebbe divenuto il Partito Social Democratico (PSD) e da Ion Iliescu, al suo ultimo mandato. Al suo posto, nel novembre 2004, verrà eletto l’attuale Presidente Traian Băsescu.
      Il quinquennio 2004-2009 è stato caratterizzato da due importanti tappe nella storia di questo Paese: l’adesione alla NATO nel 2004 e l’ingresso nell’Unione Europea dal 1º gennaio 2007.


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